Un curioso ottimismo s’avanza in Europa (Grecia esclusa)
Ecco l’ultima evoluzione del circo mediatico finanziario: da una parte i timori di un default della Grecia spingono in basso le Borse, dall’altra fanno capolino osservatori che a sorpresa si dicono più ottimisti sul presente e sul futuro dell’euro. Ieri addirittura il Wall Street Journal intitolava così un’analisi di uno dei suoi editorialisti di punta: “Questo ottimismo potrebbe rivelarsi contagioso”.

Ecco l’ultima evoluzione del circo mediatico finanziario: da una parte i timori di un default della Grecia spingono in basso le Borse, dall’altra fanno capolino osservatori che a sorpresa si dicono più ottimisti sul presente e sul futuro dell’euro. Ieri addirittura il Wall Street Journal intitolava così un’analisi di uno dei suoi editorialisti di punta: “Questo ottimismo potrebbe rivelarsi contagioso”. Simon Nixon, responsabile europeo della rubrica di indiscrezioni finanziarie “Heard on the Street”, metteva a confronto le nefaste previsioni di fine anno con la fase attuale nella quale invece “non passa praticamente giorno senza che vengano fuori alcuni dati economici sorprendentemente positivi”. L’indice borsistico Euro Stoxx, che racchiude i principali titoli dell’Eurozona, è aumentato per esempio del 18 per cento rispetto al suo picco negativo, e del 6 per cento dall’inizio del 2012; la Spagna, paese a rischio contagio per la crisi dei debiti sovrani, ha già rifinanziato il 25 per cento del debito pubblico da rinnovare in tutto il 2012. Per non dire poi, come notava ieri Bloomberg in un’analisi anch’essa controcorrente, del calo dei rendimenti sui titoli decennali italiani e spagnoli. “Le persone hanno concluso il 2011 pensando che tutto quello che poteva andare storto sarebbe andato storto, ma non è andata così”, ha sintetizzato Jim O’Neill, presidente di Goldman Sachs Asset Management. Per il Wall Street Journal non c’è discussione su chi sia all’origine di questo (momentaneo) capovolgimento d’umore: le Banche centrali. Per quel che riguarda gli Stati Uniti, infatti, “il rally borsistico è innanzitutto la prova di quanto sia vero l’adagio ‘Don’t fight the Fed’”, non provare a contrastare la Banca centrale americana. E lo stesso vale per l’Europa: “Gli investitori – osserva Nixon – all’inizio hanno sottostimato la forza della decisione presa dalla Bce di offrire alle banche prestiti illimitati a tre anni”. Le politiche non convenzionali adottate da Mario Draghi hanno evitato una crisi di liquidità, hanno spinto gli istituti di credito a riaffacciarsi con forza sul mercato dei bond statali e – se il “contagio” continua, dice Nixon – “questo potrebbe spingere gli investitori a puntare anche su asset più rischiosi”.
Il contagio positivo, però, potrebbe essere bruscamente interrotto dal default della Grecia e dalla sua uscita dall’Eurozona. Le Borse europee ieri hanno chiuso tutte in negativo, dopo che ad Atene è stato rinviato ancora un accordo definitivo tra i partiti che sostengono il governo di emergenza nazionale dell’ex Bce Lucas Papademos. Unione europea e Fondo monetario internazionale chiedono infatti ulteriori impegni a favore delle riforme e dell’austerità, prima di impegnarsi nel secondo pacchetto di salvataggio da 130 miliardi di euro. I partiti politici frenano, ma Nick Malkoutsis, vicedirettore della versione inglese del quotidiano Kathimerini, ieri spiegava che, ritocco delle tredicesime a parte, l’intesa è stata raggiunta sia su ulteriori tagli della spesa pubblica che sull’abbassamento del salario minimo (del 20-22 per cento). Il governo avrebbe pure accettato di ridurre la forza lavoro del settore pubblico di 15 mila unità nel 2012. Senza contare che, parallelamente, continuano i pourparler con gli investitori stranieri che dovrebbero accettare un haircut del 50 per cento sui titoli del debito greco in loro possesso. Tutto dovrà quadrare prima di marzo, altrimenti Atene non riuscirà a pagare i creditori. Dalla coalizione di governo c’è chi invoca un esecutivo di soli tecnici “alla Monti”. Né è sfuggito che la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, ieri, nel ricordare che ormai la Grecia ha superato la data limite, abbiano indicato proprio il governo Monti e le sue riforme in Italia come la migliore strada da seguire. Prima di iniziare a lavorare, secondo indiscrezioni, a un conto speciale “sorvegliato” dall’Ue per monitorare gli aiuti internazionali ad Atene.